

L’approccio alla vinificazione di Charles Lachaux è quanto di più lontano si possa immaginare da una visione conservativa o protettiva. Per lui, lavorare “in sicurezza” equivale al peggior scenario possibile. In un contesto come quello della Borgogna, dove i prezzi sempre più alti spingono molti produttori a evitare rischi e a seguire strade sicure, Lachaux sceglie consapevolmente di camminare sul filo. È convinto che fare un buon vino senza commettere errori sia troppo facile, ma anche troppo sterile. La sperimentazione, per lui, è l’unica via possibile.
Ma chi è Charles Lachaux? Figlio di Florence Arnoux-Lachaux e nipote di Robert Arnoux, Charles rappresenta la sesta generazione di una famiglia con radici profonde a Vosne-Romanée. Il Domaine nasce nel 1858 con il nome Domaine Robert Arnoux, e nel 2007 assume l’attuale denominazione Domaine Arnoux- Lachaux.
Dopo aver terminato gli studi, Charles inizia la sua formazione pratica in uno dei luoghi più prestigiosi della Borgogna: il Domaine Armand Rousseau, dove lavora sotto la guida di Eric Rousseau. Le conoscenze acquisite vengono poi arricchite da esperienze internazionali che lo portano a sviluppare una visione personale e radicale del lavoro in vigna e in cantina.
Nel 2012 fa ritorno al domaine di famiglia, prendendo in mano la vinificazione e la gestione agronomica. La sua filosofia ruota attorno alla biodinamica, ma il vero cambiamento nasce in vigna. Charles rifiuta l’approccio meccanico e abbraccia una gestione manuale, rispettosa dei tempi naturali della pianta. L’erba cresce liberamente tra i filari, e la potatura segue un metodo sviluppato da lui stesso, chiamato “The Arnoux-Lachaux Gobelet”. È una variante della potatura Guyot-Poussard, che consente di innalzare il traliccio ben oltre i consueti 100-110 cm, fino a raggiungere i 160 cm. Questo sistema stimola una maggiore attività fotosintetica e un equilibrio vegeto-produttivo più armonioso.
In cantina, la filosofia è altrettanto chiara: vinificazione 100% a grappolo intero per tutti i vini. Nessuna concessione alle manipolazioni superflue. Ogni intervento è ridotto al minimo, per non disturbare l’espressione naturale del frutto.
Un altro passaggio fondamentale avviene nel 2018, quando l’etichetta del Domaine viene completamente ridisegnata da sua moglie Louise, ispirandosi alle vecchie etichette storiche della famiglia. Una scelta voluta da Charles per raccontare visivamente il cambiamento profondo in corso e rendere tangibile il nuovo spirito che anima il Domaine.
L’ispirazione di Charles affonda anche in un ambito inaspettato: la cucina giapponese. Come nella migliore tradizione gastronomica nipponica, dove l’eccellenza delle materie prime richiede un intervento minimo, anche nel vino le uve devono essere così perfette da rendere marginale il lavoro in cantina.
Proprio per questo motivo, nel 2020 ha introdotto una nuova sperimentazione: l’utilizzo di vasche in ceramica su misura, le uniche in Borgogna. A differenza delle botti di rovere, la ceramica non cede alcun sapore al vino e non altera il profilo dell’annata. Al tempo stesso, permette uno scambio d’aria costante, senza asciugare il contenuto, rendendo possibile un invecchiamento prolungato fino a 30 mesi.
Il risultato di tutto questo sono vini di rara precisione, profondità e longevità. Fini, complessi e autentici, proprio come la visione di Charles Lachaux, che ha saputo riscrivere le regole del gioco partendo da una profonda fedeltà alla terra e da un coraggio fuori dal comune.





